
Problemi e prospettive della televisione commerciale e a colori in Inghilterra, 1956
Quando la tv a colori era ancora un progetto e la pubblicità sembrava quasi un pericolo pubblico.
Il 17 settembre 1956 il Libera Stampa pubblicò un articolo sulla situazione della televisione inglese, focalizzandosi sulla BBC e sulla nascente televisione commerciale ITA. L'inviato intervistò John Miles dei servizi stampa BBC durante la Mostra Nazionale della Radio e della Televisione a Londra. Si discusse della missione educativa della BBC e delle polemiche sull'introduzione di un secondo canale commerciale, osteggiato da laburisti, universitari e religiosi per la paura che la tv diventasse un mezzo di interessi privati. Si citavano i costi elevati della pubblicità televisiva e i primi esperimenti di trasmissioni a colori, ancora lontani dalla realizzazione pratica. Tra i punti più invecchiati male spiccano l'idea che la pubblicità fosse quasi una minaccia, i timori sulla 'chiarezza' della ricezione a colori e il fatto che si dubitasse che i programmi a colori potessero essere seguiti su apparecchi in bianco e nero senza problemi.
- 75000 CHF sei minuti di pubblicità televisiva (per sei minuti)
- 2000-3000 sterline un'ora di trasmissione televisiva (per ora)
- 75000 sterline sussidio governativo annuo negato a ITA (annuo)
Testo integrale del ritaglio
Problemi della televisione inglese Televisione commerciale e a colori II. LONDRA, settembre. La B.B.C. incominciò le sue trasmissioni radiofoniche nel 1922 come compagnia privata (British Broadcasting Company Limited). Dal 1927 è invece sotto controllo governativo con il nome di British Broadcasting Corporation. Le trasmissioni televisive ebbero inizio nel 1936. Durante la nostra visita alla Mostra Nazionale della Radio e della Televisione, a Earls Court, ci fu di grande aiuto il signor John Miles, dei servizi stampa della BBC. Al sig. Miles ponemmo alcune domande di carattere generale, riguardanti soprattutto la situazione attuale. Alla nostra domanda: «Quali principi e criteri guidano la scelta dei diversi programmi?» — il sig. Miles rispose: «Scopo primo ed imprescindibile di ogni attività della BBC è quello di educare. Quindi, anche nei programmi televisivi, largo spazio è riservato ai programmi di carattere scientifico ed educativo in generale». L'argomento del giorno, come è naturale, riguarda la televisione commerciale (Independent Television Association: ITA). Le trasmissioni incominciarono circa un anno fa. Nel 1952, addirittura, il governo conservatore annunciò di voler introdurre la pubblicità nella televisione affidando l'allestimento di un secondo programma a compagnie private, alte proteste si levarono da molte parti. Non soltanto l'opposizione laburista, ma anche gli ambienti universitari e religiosi per non parlare di parecchi deputati conservatori si dichiararono decisamente contrari al progetto. Il concetto fondamentale che presiedette alla decisione governativa, fu quello della «libera concorrenza». L'opposizione, invece, avrebbe voluto che il secondo programma fosse affidato alla stessa BBC, dichiarando che un mezzo così potente e di interesse nazionale come la televisione, non dovrebbe venir posto al servizio d'interessi privati. Ciò nonostante, il progetto prese forma e si concretizzò. Al momento attuale, molti sono quelli che si pronunciano in favore di questo secondo programma «commerciale», anche se sempre lo preferiscono a quello della BBC. I programmi della BBC restano pur sempre quelli di più largo interesse, mentre la ITA prepara i suoi programmi sulla falsariga di quelli della BBC. Posto di fronte alla domanda: «Esiste una differenza e quale tra i due programmi?» — il sig. Miles si limitò a rispondere: «La ITA segue quelle che sono le necessità della televisione commerciale e della pubblicità. I suoi programmi sono spesso assai attraenti, anche se non sempre estremamente educativi». La parola «educativi», presa in senso moderno, abbraccia quasi ogni manifestazione della vita. Non ci mancano quindi di poter affermare che i programmi della ITA, sono, se non migliori di quelli della BBC. Qui pare sia la differenza più notevole e si accentua, naturalmente, l'attività pubblicitaria. Riguardo al costo della pubblicità televisiva, sappiamo dal sir Bernard Docker, ex-presidente della BSA, il quale si permise di spendere 75.000 franchi per sei minuti di trasmissione. Siccome si trattava di affari personali... La ITA, comunque, non naviga nella cosiddetta abbondanza. A causa del nuovo periodo di «austerità» recentemente imposto dal Cancelliere dello Scacchiere, sig. Macmillan, essa si è vista negare il sussidio governativo annuo di 75.000 sterline. «E poi pretendere programmi di primo ordine!», esclamano indignati i suoi dirigenti. Il sig. Miles ci parlò di un progetto riguardante un secondo programma televisivo della BBC, attualmente allo studio, e si spera di poterlo realizzare entro uno o due anni. Gli chiedemmo pure se pensasse di introdurre un programma per le scuole parallelamente a quello radiofonico già esistente. Ci rispose che le trasmissioni per le scuole avranno inizio il prossimo anno, e ciò che non mancherà di aiutare sensibilmente il processo di rivoluzionario insegnamento scolastico. Fra le trasmissioni più impegnative che la BBC abbia mai affrontato, il signor Miles ci segnalò l'Incoronazione, e una recente trasmissione effettuata direttamente da un sottomarino in immersione. «Fu un'operazione difficile» — aggiunse semplicemente, a causa del buio. Gli operatori alle telecamere ne ricorderanno a lungo le difficoltà. Il costo approssimativo di un'ora di trasmissione è di circa 2000-3000 sterline, e può variare sensibilmente a seconda dei programmi. Già da qualche anno la BBC sta studiando l'introduzione della televisione a colori. Due sono i sistemi allo studio, entrambi americani. Uno è conosciuto come NTSC (National Television Systems Committee) e l'altro come S.S.C. (Separate Chrominance Carrier). Gli esperimenti in corso riguardano soltanto il primo sistema, e pare abbiano dato risultati soddisfacenti. Ma si pensa che si debbano ancora diversi anni prima che si giunga alla loro realizzazione pratica. Tra i maggiori produttori di televisori a colori (negli USA si contano già un milione di apparecchi) si tende appunto a presentare dei programmi in colori (circa il 10% rispetto a quelli in bianco e nero). In Inghilterra non si è ancora iniziata la produzione di televisori a colori. Si attendono appunto i risultati degli esperimenti in corso, i quali vengono condotti con la partecipazione degli stessi industriali inglesi. Con i due sistemi menzionati, le trasmissioni a colori sarebbero captabili anche con gli apparecchi in bianco e nero. Ma pare che il segnale cromatico aggiunto alle onde normali, renda la ricezione meno chiara e precisa. Si calcola che in Gran Bretagna ci siano almeno sei milioni di televisori installati. Se si tiene conto dell'alto grado di perfezione delle trasmissioni in bianco e nero, è da dubitare che gli inglesi accettino di vedere i loro programmi meno nitidi o nelle condizioni attuali. Il nostro simpatico sig. Miles ci parlò poi di quelle che sono le aspirazioni immediate della BBC, ossia aumentare le trasmissioni dirette di avvenimenti di grande interesse. Ultimamente, è persino possibile effettuare una trasmissione diretta con un elicottero in volo. «E se questo è poco..." LUIGI GUGLIELMETTI