
La donna ticinese è un demonio? Maestre cattoliche, signore e signorine si impegnano a combattere le vesti corte, scollate e con maniche non intere, 1920
Per colpa della moda immodesta anche la donna ticinese si è cambiata, pur senza volerlo, da un angelo in demonio. Il giornale titola Echi beghineschi e commenta tra parentesi.
Il 13 ottobre 1920, sotto il titolo Echi beghineschi, un giornale ticinese riporta il manifesto di un gruppo di maestre cattoliche, signore e signorine: per colpa della moda immodesta anche la donna ticinese si è cambiata, pur senza volerlo, da un angelo in demonio, diventando pietra di scandalo e strumento di corruzione e rovina. Le firmatarie si impegnano a combattere con l'esempio e con la parola l'uso delle vesti corte, scollate o con maniche non intere e delle stoffe di velo non completamente foderate; a escludere dalle proprie case ogni giornale illustrato che porti figurine della moda scandalosa e ad aiutare le sarte che la disapprovano; a mantenere sempre, in casa e fuori, specialmente nelle chiese, un contegno dignitoso e modesto che dimostri la volontà di piacere prima a Dio, poi agli uomini. La redazione chiude con una stoccata tra parentesi: se non si trattasse che della volontà di piacere.
Testo integrale del ritaglio
Echi Beghineschi La donna ticinese è un demonio? Noi sottoscritte, maestre cattoliche, signore e signorine, per colpa della moda immodesta anche la donna ticinese si è cambiata, pur senza volerlo, da un angelo in demonio, diventando pietra di scandalo e strumento di corruzione e rovina, mentre [...] noi ci impegnamo: a) a combattere con la forza dell'esempio e anche con quella della parola, quando ci sarà possibile, l'uso delle vesti corte, o scollate, o con maniche non intere, e l'uso delle stoffe di velo non completamente foderate; b) ad escludere dalle nostre case ogni giornale illustrato che porti figurine della moda scandalosa, e ad incoraggiare e aiutare le sarte che praticamente la disapprovano; c) a mantenere sempre in casa e fuori, specialmente nelle chiese e in tutte le cerimonie religiose, un contegno dignitoso e modesto che dimostri chiaramente la nostra volontà DI piacere prima a Dio, POI AGLI UOMINI. (Se non si trattasse che della volontà di piacere.... N. d. R.).