
"Olezzo di freschezza e di nettezza": pubblicità della lisciva Floris, 1946
Quando la biancheria doveva profumare di olezzo, parola che oggi non useremmo più per un bucato fresco.
Il 23 ottobre 1946 la Gazzetta Ticinese pubblicava una pubblicità della lisciva Floris, prodotta da Federico Steinfels di Zurigo. Il testo insisteva sull'influenza degli odori sull'umore e sulla gioia che dava il profumo del bucato fresco, definendolo "olezzo di freschezza e di nettezza". La pubblicità spiegava che la biancheria lavata con Floris si distingueva per il suo profumo, descritto come soave e rivelatore di "nettezza immacolata". Si prometteva che ogni capo sarebbe stato "candido e fresco come un fiore" e che l'apertura dell'armadio avrebbe sprigionato una gradevole ondata di profumo. Il termine "olezzo", oggi poco usato in senso positivo, veniva qui associato a pulizia e benessere domestico.
Testo integrale del ritaglio
Olezzo di freschezza e di nettezza I nostri stati d’animo sono influenzati, più che non si creda, da odori d’ogni sorta. Al mattino basta l’odore del caffè fresco a metterci di buon umore, e il profumo dei fiori che adornano il ciglio della strada ci fa felici per tutta la giornata. Le donne amano in modo particolare il profumo del bucato fresco, ch’è la fragranza propria della nettezza. Vi si sente il sole, la gioia delle cose illibate ... E l’animo s’irradia di luce e d’allegrezza. Da quell’olezzo soave che rivela la nettezza immacolata si riconosce subito la biancheria lavata con la lisciva FLORIS. Non solo è più bianca di qualsiasi altra biancheria, ma da ogni altra essa si distingue appunto per il suo profumo. Già quando si lava si avverte un che di singolare, di fresco, di gradito, che si rinnova mentre la si distende, quando si stira, quando la si ripone. E ogni volta che si riapre l’armadio n’esce una gradevole ondata del delizioso profumo FLORIS che emana dalle lenzuola, dalle tovaglie, da ogni indumento. Ogni capo è candido e fresco come un fiore. Così soltanto, il bucato può soddisfare appieno. Conferisce alla biancheria la fragranza dei fiori: perciò si chiama Floris FEDERICO STEINFELS, ZURIGO