
Manifesti e paure sul voto alle donne: "non vogliamo altre beghe in casa" a Lugano, 1946
Quando temevano che il voto alle donne portasse solo discussioni in famiglia, e i manifesti lo dicevano a chiare lettere.
Il 26 ottobre 1946 Libera Stampa riportò la comparsa a Lugano di manifesti contrari al diritto di voto alle donne, in vista della consultazione popolare del 3 novembre. Il ritaglio ironizzava sugli slogan che paventavano "altre beghe in casa" se le donne avessero potuto votare. Il testo sottolineava come la pace familiare dipendesse più dall'educazione e dal comportamento che dalle idee politiche dei coniugi. Si criticava la visione della donna come "eterna minorenne" e si evidenziava che in altri paesi le donne votavano senza che la società crollasse. Il pezzo sosteneva che la piena cittadinanza avrebbe responsabilizzato le donne e giovato anche alla famiglia. I socialisti annunciavano il loro voto favorevole.
Testo integrale del ritaglio
Il voto alle donne "NON VOGLIAMO ALTRE BEGHE IN CASA,, Sui muri di Lugano sono apparsi i manifesti contro il diritto di voto alle donne, preludio della consultazione popolare del 3 di novembre. Il fatto dimostra che i nemici della eguaglianza dei diritti politici hanno molti quattrini e poco cervello. Molti quattrini se possono permettersi il lusso di fare stampare e affiggere grandi manifesti a colori per combattere una causa giusta a sostegno della quale si muovono ben pochi. Poco cervello se adottano degli slogan quale quello che dovrebbe giustificare il voto contrario. La pace in casa non dipende dalle opinioni politiche dei due coniugi. D'altronde le idee politiche esistono già anche se non è concesso alla donna di sanzionare la sua volontà di voto. La pace della famiglia dipende il più delle volte dal contegno e dalla educazione dei suoi componenti, e particolarmente dell'uomo. E' forse per questo che in troppi casi le beghe sono tante. Ma la tranquillità della casa dipende anche dalle condizioni finanziarie in cui la famiglia vive, dalla più o meno larga applicazione di misure sociali, dalla possibilità o meno di allevare, vestire ed istruire i figli. Tutte cose che la donna comprende perfettamente, forse e senza forse meglio dell'uomo, ragion per cui è insensato il pretendere di considerarla come una eterna minorenne, o, quel che è peggio, come una minorata nelle facoltà mentali. E' possibile che in tutto il mondo la donna possa votare senza che il mondo crolli, senza che la famiglia vada a catastro, e solo nella Svizzera ciò sia impossibile? Non si accorgono di essere un po' ciechi quei colendissimi cittadini sovrani che rifiutano di condividere questa sovranità con le loro mamme, le loro spose e le loro sorelle? Il pieno acquisto dei diritti politici servirà invece a sviluppare nella donna il senso della responsabilità e di questo miglioramento spirituale anche la famiglia ne trarrà vantaggio. Noi vogliamo che le donne ci siano compagne nell'esercizio dei diritti e nell'adempimento dei doveri civici, così come lo sono per i lavori e le pene di ogni giorno. Domenica 3 novembre i socialisti voteranno SI